Il presidente Doc, Dario Soncina:
“C’è bisogno di una nuova normalità"

Il presidente Doc come il commissario straordinario Arcuri, pronto a tutto pur di portare a casa una mascherina: "Non mi vergogno a dire", racconta Dario Soncina, "che abbiamo fatto la questua di mascherine, guanti e disinfettanti, chiedendole ai carrozzieri che in quel momento non stavano lavorando. Sono stati solidali anche loro".

Anche?
Quando Davide (Zago, responsabile del consorzio, nda) ha composto le squadre, distribuendo i compiti in base al principio 'servizio dove serve', anche i logistici rimasti fuori hanno dato la loro disponibilità. Era tutto un "chiamami se hai bisogno".

Come è stato vissuto il lockdown nel consorzio?
Mi faccia dire che ancora oggi sono convinto che se avessimo chiuso tutto, subito, in tre settimane ne saremmo stati fuori.
Il consorzio ha agito con la massima attenzione alla tutela delle persone da una parte e, dall'altra, a chi aveva bisogno di ricevere i ricambi di estrema necessità. Il Gruppo emergenza su WhatsApp è nato proprio per garantire il servizio a chi lo dava a sua volta: medici, infermieri, operatori del soccorso, e anche le onoranze funebri e le aziende di trasporti.
Con la collaborazione dei nostri promoter e dei nostri logistici, abbiamo svolto un servizio ad alta flessibilità e con la massima protezione. Ovviamente abbiamo dovuto tenere conto delle concessionarie chiuse: alcune per questioni di prossimità e altre perché si trovavano proprio nell'occhio del ciclone e non potevano tenere aperto rischiando di alimentare l'infezione. Gli spostamenti erano limitati e difficoltosi ma siamo riusciti, man mano che cresceva la necessità, a rimodulare allargando, restringendo, modificando i percorsi, i ritiri e le consegne.

La situazione sta migliorando?
Viaggiamo al 70 per cento, tutti i giri logistici sono coperti ma la seconda consegna, dove già era prevista, viene garantita solo su richiesta, in caso di necessità. Ancora oggi una parte dell'organico Doc sta lavorando in modo flessibile, in funzione delle reali necessità.

Crede che il post vendita soffrirà meno della vendita?
Anche per il post vendita mi aspetto un calo complessivo a fine anno, ma meno pesante rispetto ad altri settori dell'automotive come la vendita e i servizi.
Il post vendita sembra riprendere a una velocità maggiore: lavori che erano stati posticipati vengono riprogrammati, gli appuntamenti in officina e in carrozzeria sono in aumento. Mi sembra che ci sia la voglia di tornare a una nuova normalità.

Nuova normalità?
Sì, con tutte le precauzioni del caso, penso che sia possibile e doverosa. Possibile perché il virus lo si conosce di più, si sa come approcciarlo e come utilizzare al meglio le strutture sanitarie. Doverosa perché ne ha bisogno l'economia e perché non bisogna vanificare né i sacrifici sostenuti dalle famiglie né gli investimenti fatti dalle aziende. Aziende che in Lombardia in molti settori non si sono fermate nemmeno durante il lockdown: mentre altri si cautelevano chiudendosi in casa, qui si lavorava per garantire il necessario anche al resto d'Italia.

C'è stato un eccesso di allarmismo?
Si stanno facendo danni economici e sociali. Il terrorismo fa male a chi ha lavorato di più, si è speso di più: penso agli infermieri, ai medici che temono il ritorno alla normalità; ma in ospedale vedevano i mille malati, non vedevano i centomila sani fuori. Non si può pensare di aspettare fino a quando arriverà il vaccino: quello dell'HIV, dopo più di 30 anni, ancora non c'è.
Nelle settimane in cui ero chiuso in casa analizzavo e confrontavo i dati della Protezione civile, costruivo i miei grafici, e ho notato che fino al 4 maggio la malattia ha continuato a salire in modo vertiginoso ma che dopo il lockdown la diffusione del contagio ha cominciato a scemare, il numero dei malati a scendere. Bisogna mettere da parte la paura e tornare a una nuova normalità: per i nostri figli e nipoti, per l'ambiente, per l'istruzione...

...per l'automotive. Si aspetta aiuti da Roma?
La necessità di un intervento ci sarebbe, il problema è che non bisognava alimentare il circuito informativo che ha generato delle attese. Il consumatore pensa: "Se arrivano gli incentivi, tanto vale che aspetti". E se anche non aspetta gli incentivi, si sente autorizzato a ricontattare la concessionaria per provare a strappare un'offerta ancora più conveniente.

Dall'autoriparatore, invece, si aspetta che venga meno all'abituale fedeltà al ricambio originale?
Chi monta originale andrà avanti a montare originale. Certo, ci sarà anche chi conta di cambiare la macchina a breve e chiederà un ricambio 'qualunque', ma chi la vuol far durare il più a lungo possibile vorrà il ricambio 'buono', quindi originale.
Un fenomeno che sto osservando, parlando anche con colleghi o concessionari di altre province, è che le zone più colpite come la nostra sono anche quelle più reattive, più propositive. Abbiamo imparato prima degli altri a convivere con il Covid-19 e forse siamo meno spaventati. Essere stati nell'occhio del ciclone ti aiuta a vedere il sereno dopo la tempesta.

Un po' come è stato durante la crisi che si è innescata nel 2008?
C'è una differenza sostanziale rispetto a quegli anni, quando tutti i settori erano in difficoltà a causa della crisi economica. Oggi sono tutti in difficoltà ma per cause di forza maggiore, non ci sono motivazioni economiche. Appena si riapre il cancello il mercato può ripartire.

C'è ottimismo tra i clienti Doc?
I nostri autoriparatori sono stati bravissimi, rispettosi delle scadenze, e oggi che siamo fuori dal lockdown hanno voglia di rivedere i promoter, di tornare alla normalità.
È il momento per spingere sulla tecnologia, sulla App A-Service che abbiamo ulteriormente potenziato: per fare l'ordine, per tracciare i colli, per dialogare con il magazziniere...

Che cosa vorrebbe fare il presidente Doc non appena sarà possibile?
Tornare a portarli in viaggio premio, ci stiamo ragionando. I nostri migliori clienti se lo meritano un momento di serenità, proprio quello che si crea quando sei in viaggio con Doc.

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