'Gestione emergenze', la logistica
Doc durante il lockdown

Ore 10.35 del 13 marzo: "Prima ambulanza, un Ducato, mi servono pastiglie e dischi anteriori e pastiglie posteriori. Cliente Astori Albino".
Ore 10.36: "Bossoni è nell'epicentro dell'epidemia a Orzinuovi, magazzino chiuso e non possono entrare... proviamo su Autocity?... ma bisogna arrivare a Verona"
Ore 10.38: "Se Treviglio Auto ha i ricambi facciamo prima..." 
...
Ore 11.40, i ricambi vengono consegnati in officina.
Tre messaggi WhatsApp che rendono bene l'operatività di 'Gestione emergenze', il gruppo creato dal promoter Gianluigi Papallo che ha permesso di oliare la macchina logistica del consorzio in pieno lockdown.

Un gruppo senza 'faccine', immagino...
Esatto! L'indicazione era "Ferma i motori", ma se ci fosse stato bisogno di riparare un'ambulanza, un'auto medica o un qualunque altro mezzo di soccorso? Ecco com'è nata l'idea. Il gruppo è salvato e archiviato, con tutti i suoi partecipanti. Erano 13 in partenza, poi sono via via aumentati fino ai 24 contati il 30 aprile. 

Avete dovuto cambiare i giri di consegna?
Non c'erano più il mio cliente e il tuo cliente, soltanto molta collaborazione, chi esce fa quello che deve fare. Dall'8 aprile, mercoledì, abbiamo fatto gli 'spazzini', raccogliendo e consegnando i ricambi disponibili. Lunedì 13 l'attività è ripresa con sette furgoni, e a guidarli eravamo ancora noi del gruppo Gestione emergenze, quindi soltanto promoter. Ma ci siamo accorti quasi subito che sette non bastavano, perché stavano iniziando ad aprire sempre più magazzini e quindi aumentavano anche i ritiri. Ed è qui che sono rientrati i jolly, che conoscono più giri rispetto ai logistici. Tutti pieni di buona volontà e di spirito di abnegazione. Nessuno che abbia detto "non riesco" o "non ce la faccio".
Dal 4 maggio sono di nuovo operativi anche i logistici, con noi promoter che 'copriamo' dove serve. Le concessionarie hanno riaperto tutte e Doc sta facendo un ritiro e consegna con l'85 per cento dei furgoni. Dopo che il 4 abbiamo evaso tutto quello che c'era in magazzino ora stiamo vivendo un po' alla giornata.

Che effetto faceva stare sul furgone?
Su Brescia e Bergamo, dopo il Decreto del 9 marzo per una decina di giorni abbiamo continuato a lavorare, ma c'era molta paura. La paura c'è ancora, però adesso ci si convive.
In quei primissimi giorni era tutto il contesto ad essere cambiato: non c'era il solito traffico, e i soli mezzi che incrociavi erano ambulanze e furgoni delle onoranze funebri.
Poi arrivavi dal riparatore, che era rimasto aperto - il codice Ateco glielo permetteva - per le emergenze, che riparava macchine della polizia, o ambulanze o carri funebri, e avevano bisogno di ricambi che era difficile reperire: dischi, pastiglie, frizioni, ma anche pezzi per interventi di manutenzione straordinaria. L'ambulanza con i freni consumati, per esempio, che si trovava a fare 15-20 uscite al giorno contro le due-tre dei tempi 'normali'. Era straordinaria anche la tempistica: se prima potevi dire a chi ti portava il veicolo "passa domani", adesso dovevi rimetterla in strada subito.

Come avete risolto il problema approvvigionamento?
Parliamo di merce comunque disponibile, che in magazzino c'era, ma serviva che qualcuno quel magazzino lo aprisse. Con le concessionarie chiuse al pubblico ti affidavi magari al capofficina, che era lì per garantire a sua volta le urgenze, o a persone che lavoravano da casa, venditori puri abituati a fare business ma che in queste occasioni diventavano 'magazzinieri', li chiamavi per un codice disco freno e si facevano in quattro per dartelo.
La filiera si è fermata per pochi giorni, ma nella settimana di blocco totale ci sono stati tanti magazzini che hanno dovuto chiudere in maniera repentina, dal mattino alla sera, magari con ordini già avviati, con la merce pronta in magazzino e i clienti che non potevano riceverla.

È stata dura anche per le concessionarie...
Anche per questioni burocratiche. Nel percorso da casa alla concessionaria, se il magazziniere fosse stato fermato avrebbe dovuto dimostrare l'urgenza, e quindi avere la fotocopia del libretto dell'ambulanza, per esempio, che giustificasse l'uscita straordinaria.
C'erano concessionarie aperte a mezzo servizio e mai come in questo momento abbiamo visto la collaborazione di tutti, dai magazzinieri ai responsabili vendita. Mi sono confrontato con persone che non sapevano cosa fosse un catalogo ricambi, che si collegavano con il magazziniere che li guidava da casa.
Nel momento di massima emergenza il nostro gruppo WhatsApp si è rivelato un canale fondamentale di comunicazione: "Già che passo serve qualcosa a qualcuno?" Ci siamo aiutati tra consorzi vicini.

I clienti come vi accoglievano?
Nella prima fase dell'emergenza entravi e consegnavi, qualcuno ti chiedeva di lasciare fuori il pacco. In pochi giorni si sono visti i cambiamenti: non solo mascherine e guanti e igienizzanti ma, dove la struttura lo consente, dove c'è più spazio, sono comparse zone di sicurezza, catenelle, entrate e uscite separate...

E adesso, che cosa succederà?
Alcuni autoriparatori hanno lavorato a porte chiuse e si sono trovati bene, erano contenti di non avere nessuno in giro, qualcosa cambierà.
Sono momenti di riflessione anche per noi promoter, che eravamo abituati a entrare in officina o in carrozzeria, farci il caffè, sederci con il cliente al computer per un ordine, mangiare pane e salame... insieme...
Cosa vogliono adesso? Dipende dalla sfera personale e umana più che lavorativa, hanno bisogno di essere rinfrancati. Conosciamo tutti qualcuno che è venuto a mancare, li abbiamo vissuti sulla nostra pelle lutti e dispiaceri, anche in 'casa Doc'.
Ma dobbiamo guardare avanti. Penso all'11 settembre, c'è stato un momento di stasi e poi si è ripartiti, ci siamo abituati a viaggiare in un altro modo, ma non abbiamo mai smesso.

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