Targa prova: la posizione di Asconauto

L'utilizzo della targa prova sui veicoli immatricolati non è legittimo. Lo ha deciso la Corte di Cassazione in una recente sentenza del 25 agosto scorso. Il timore degli operatori, adesso, è che si apra però un fronte di conflitto con gli apparati burocratici. Secondo quanto stabilito dalla Suprema Corte infatti, la targa di prova è una deroga alla mancanza della carta di circolazione e, quindi, di immatricolazione.

In questo modo, però, sostengono gli operatori, ne viene precluso l'utilizzo su veicoli immatricolati ma circolanti per prove tecniche, collaudi e/o altri spostamenti finalizzati alla vendita. A questo proposito prende posizione Asconauto, Associazione consorzi concessionari auto, cui afferisce oltre il 70 per cento delle concessionarie operative in Italia.

Secondo il presidente, Fabrizio Guidi, "la sentenza è un orientamento giurisprudenziale della Corte di Cassazione ma non è norma. Il caso - ha sottolineato il numero uno di Asconauto - è in evidenza al ministero dei Trasporti che, assieme al ministero dell'Interno, ha predisposto uno schema di regolamento per una ri-disciplina organica della targa prova.

Non appena il regolamento verrà definito sarà nostra cura darne la necessaria diffusione. Di fronte a questi nuovi elementi, pensiamo che le autorità competenti debbano perseguire eventuali abusi nei casi in cui della targa prova sia fatto un uso improprio, ma gli utilizzi professionali sono da tutelare.

L'uso della targa prova - ha sostenuto ancora Guidi - ha un costo notevole. E noi lo sosteniamo per far provare l'auto, nuova, usata o riparata a un cliente, per portarla da una officina a un'altra, per lavare l'auto e così via. In questa fase - è l'invito agli associati - si segua il comportamento come sempre. È necessario - ha concluso Guidi - un rapido ripristino della chiarezza e di principi trasparenti, in base ai quali tutti i soggetti attivi nel mercato devono assumersi le proprie responsabilità".



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