Roberto Ferrario, logistico-jolly:
"Ripartiremo più forte di prima"

"La più felice è Margot, perché siamo a casa tutti". Margot è la bellissima golden retriever della foto, a cui non sembrerà vero di passare tanto tempo con Roberto Ferrario e la sua famiglia (Laura, infermiera all'ospedale di Treviglio, Leonardo ed Emma). Un tempo sospeso scandito dall'emergenza Coronavirus. Anche Roberto, infatti, logistico-jolly del consorzio Doc Brescia-Bergamo, è forzatamente a casa dal 13 marzo. Ecco la sua storia prima e durante Covid-19.

Cominciamo dagli inizi in Doc?
Ho 42 anni, sono di Caravaggio e mi occupavo di logistica già prima di entrare nel consorzio. Nel 2005, quando l'azienda di trasporti in cui lavoravo ha cominciato ad avere problemi, mi sono rivolto a un'agenzia interinale. Che dopo pochissimo mi ha ricontattato invitandomi a presentarmi per un colloquio in un'azienda di Brescia dove cercavano un promoter. Io nemmeno sapevo che cosa fosse, un promoter, e Brescia, per me che sono della provincia di Bergamo, in anni in cui non era difficile trovare un lavoro, era troppo lontana. Ci sono andato comunque, ed è stato un colloquio un po'... surreale, con il responsabile di allora, Emanuele Bocchi, che disegnava un cerchio su un foglio per spiegarmi che il fulcro dell'attività era lo scambio. Il tempo di tornare a casa e già l'agenzia mi chiamava per dirmi "se accetti, sei assunto".

Ed eccola ancora qui, quindici anni dopo...
L'ho praticamente visto nascere, il consorzio a Bergamo, con lo scambio che all'epoca si faceva ancora in un parcheggio a cielo aperto. Però ho cambiato ruolo, dopo dieci anni come promoter ho chiesto a Davide (Zago, responsabile Doc, Nda) di poter fare il logistico. Ho girato l'Italia e l'Europa in lungo e in largo, mi è sempre piaciuto stare sulla strada, mentre il promoter è una figura più commerciale. Ha detto sì e sono diventato logistico-jolly, che vuol dire conoscere tutti i giri di consegna perché ti sostituisci al collega in ferie o in malattia, ti occupi del ritiro dell'ultima ora e della consegna urgente... sono un po' pronto a tutto.

Nessuno, però, ha potuto prepararsi al diffondersi del Coronavirus. In che modo si è attrezzato Doc?
Con alcuni dei promoter che si muovono in macchina, più agilmente che i logistici con il furgone. Garantiscono le consegne a quei pochi riparatori clienti che sono rimasti aperti per rispondere alle urgenze: ambulanze e altri mezzi di soccorso, macchine delle forze dell'ordine ma anche di privati che non possono non andare a lavorare... C'è una rete di meccanici e carrozzieri allertata e in contatto diretto con il promoter che sta lavorando in modalità agile.

Prima del blocco totale di venerdì 13 marzo com'era la situazione?
Ricordo che quella settimana, con Codogno e gli altri paesi della bassa lodigiana che erano da un po' zona rossa, andando a Pregnana Milanese per ritirare i ricambi della Placca PSA notavo molta meno gente sulle strade. Quella è sempre una zona a rischio code e il traffico di Milano è un termometro del lavoro, lo vedevi che il traffico diminuiva e il lavoro anche. Piano piano ma già la settimana prima di quella del 13 il lavoro stava calando, i furgoni non viaggiavano vuoti ma la merce da trasportare era ridotta rispetto al solito.

I clienti com'erano?
Più che altro sentivo i colleghi, visto che i miei giri cambiano e non vedo tutti i giorni le stesse persone. Chiedevano ai promoter, erano preoccupati, volevano capire la situazione...
Queste sono zone dove la prima preoccupazione era il lavoro, la salute veniva dopo. Finché ho cominciato anch'io, e me lo ricordo bene, era giovedì 12, a trovare il cliente che mi aspettava da lontano e mi diceva di lasciare i pacchi con i ricambi a terra.
E mi ricordo anche l'ultimo ritiro che ho fatto in Bonaldi, il venerdì, con i cancelli chiusi e tre macchine parcheggiate anziché le solite trecento.
Tutti attenti a guanti e mascherine, con i carrozzieri che le mascherine fanno fatica a trovarle, loro che le usano abitualmente...

Che cosa succederà dopo? Riesce a immaginarselo?
Spero che impareremo a usare di più il cervello, a rallentare un attimo. E ripartiremo. Anche dalla crisi del 2008 ci siamo rimessi in piedi, eccome, e siamo andati più forte.

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