Una settimana in coda

Incolonnati per 38 ore l'anno. È quello che fanno gli automobilisti italiani principalmente per due motivi: l'insufficienza del numero di mezzi pubblici presenti nelle nostre aree urbane che costringe tantissimi pendolari a usare i mezzi privati, e il grave deficit infrastrutturale che caratterizza il nostro Paese. Lo sostiene la Cgia di Mestre citando i dati della Commissione europea, dai quali emerge che praticamente perdiamo una settimana di lavoro bloccati nel traffico; nell'Europa a 27 solo Malta e Belgio registrano una situazione più critica della nostra.

Vittime designate sono ovviamente i pendolari, che utilizzano l'auto per spostarsi da casa verso l'ufficio/fabbrica e viceversa, e poi camionisti, padroncini, taxisti, autonoleggiatori, agenti di commercio e artigiani, ovvero coloro che per lavoro devono guidare per buona parte della giornata un mezzo di trasporto.

L'Istat segnala che in Italia solo il 12,2 per cento degli occupati va a lavorare con i mezzi pubblici, mentre il 69,2 lo fa guidando un'auto. Quanto alle carenze infrastrutturali, nel 2017, ad esempio, l'Italia disponeva di 27,8 km di rete ferroviaria per 100mila abitanti (la media Ue era di 42,5 km), e presentava una bassa intensità autostradale in rapporto alle autovetture circolanti (1,8 km per 10mila autovetture), un dato molto inferiore ai valori registrati in Spagna, Francia e Germania (tra 2,8 e 6,8 nel 2016).

"Secondo i dati diffusi dal Ministero dei Trasporti - ha detto il coordinatore dell'Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo - il deficit di competitività del nostro sistema logistico-infrastrutturale costa ai cittadini e alle imprese del nostro Paese 40 miliardi di euro all'anno.

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