Noleggio, bene ma non benissimo

Le cifre sono sempre da record, ma la curva di crescita si è un po' appiattita e all'orizzonte si profila qualche nube. È in estrema sintesi la fotografia del comparto noleggio in tutte le sue anime - e quindi lungo termine, breve termine, car sharing - scattata da Aniasa nel consueto Rapporto annuale e alla luce dei risultati del primo trimestre 2019. Dall'autunno scorso, e dopo il boom del primo semestre, il noleggio ha ridotto la velocità, archiviando comunque un nuovo primato: la flotta ha superato il milione di veicoli (1.092.000 unità, +12 per cento nel confronto con il 2017), il fatturato ha toccato i 6,8 miliardi di euro (+10 per cento sull'anno prima), le immatricolazioni di auto e veicoli commerciali a uso noleggio sono state una su quattro.

Vera novità del mercato, il noleggio a lungo termine ha fatto breccia nel cuore dei privati, automobilisti senza partita Iva che scelgono di rinunciare stabilmente all'acquisto dell'auto: dai 25.000 contratti siglati nel 2017 si è passati ai 40.000 del 2018 e al termine di quest'anno si stima di superare quota 50.000.

"I dati testimoniano l'inarrestabile evoluzione della mobilità italiana con il graduale passaggio dalla proprietà all'uso dei veicoli", ha dichiarato il presidente Aniasa, Massimiliano Archiapatti, "anche se il clima di incertezza economica e il quadro politico degli ultimi mesi stanno rallentando questa spinta innovativa. Se si apprezza sul fronte istituzionale la volontà di aggiornare un Codice della Strada fermo al 1992, non altrettanto può dirsi per misure poco efficaci come la normativa bonus-malus sull'auto. Lascia poi particolarmente delusi la recente ulteriore richiesta alla UE di tenere fermo al 40 per cento e per altri tre anni il regime di detraibilità dell'Iva per le auto aziendali. Il sistema imprenditoriale italiano necessita di una revisione della normativa fiscale con un riequilibrio, anche graduale, ai livelli degli altri Paesi. Si commenta da solo il fatto che oggi in Germania si goda di un vantaggio fiscale del 100 per 100 e in Italia solo del 19 per cento".

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